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Servizio Civile Internazionale Con Avsi, Il Racconto Di Melania

Viaggiare sostenibile vuol dire anche viaggiare aiutando gli altri, compiendo un’esperienza che va al di là di scoprire un luogo e una cultura, usando le proprie competenze per offrire un aiuto concreto a popolazioni in difficoltà.
Il servizio civile internazionale è un’ottima possibilità per fare un’esperienza di questo tipo. Ogni anno vengono aperti moltissimi bandi per il servizio civile in Italia, in Europa e nel mondo, che si possono trovare nel sito del dipartimento per le politiche giovanili.
Ma cosa si fa concretamente durante un anno di servizio civile all’estero? Melania ci racconta la sua esperienza in Costa d’Avorio.

CHI SEI E COSA FAI?

Mi chiamo Melania e sono una lavoratrice umanitaria. Attualmente lavoro in Repubblica Democratica del Congo, in una cittadina che si chiama Kalemie, nella regione Tanganyika. Gestisco due progetti finanziati dal World Food Project, uno sulla lotta alla malnutrizione e uno che si occupa di trasferimenti di denaro a popolazioni di rifugiati interni.

PERCHÉ HAI DECISO DI PARTIRE PER UN ANNO DI SERVIZIO CIVILE? PERCHÉ IN AFRICA E PERCHÉ CON AVSI?

Nel 2018 ho intrapreso la mia prima vera avventura in Africa con un servizio civile in Costa d’Avorio, basata ad Abidjan. Difficile dire perché l’Africa, credo sia iniziato tutto nel 2012 quando sono partita per un periodo di volontariato in Etiopia. Sono rimasta molto colpita dal lavoro degli umanitari lì, dalla differenza e ricchezza culturale e naturalmente dalle persone. Al termine del periodo di volontariato mi sono detta che avrei voluto intraprendere una carriera nell’ambito dello sviluppo/aiuto umanitario. Sembra banale, ma i colori dell’Etiopia, i profumi, la lingua, i sapori e tutto quello che ho visto, hanno ispirato quello che ora è il mio lavoro quotidiano. Ho scelto Avsi per una serie di coincidenze. Ero a Bruxelles da due anni e il mio desiderio di partire e scoprire nuove culture era sempre più grande. Sapevo che il servizio civile offriva una buona porta d’entrata per una carriera internazionale e tenevo sotto controllo tutti i bandi. Nel bando a cui ho partecipato, Avsi era la sola a proporre missioni in paesi africani francofoni. Informandomi a fondo mi sono convinta a partire con loro, essendo Avsi una ONG piuttosto grande che opera in 30 paesi con valori e una missione che mi sentivo di condividere al momento della candidatura. Comunque, continuo a pensare che siano stati una serie di fortunati eventi a farmi candidare per la posizione. 

paesaggio della Costa DAvorio

QUAL É STATO L’IMPATTO APPENA ARRIVATA?

Abidjan è una città enorme, trafficata, tentacolare. Chiaramente, appena scesa dall’aereo, con 40 gradi e umidità al 90%, non è stato facile capire dove fossi, cosa dovessi fare e quale fosse il mio posto in quel groviglio di persone. Dopo due giorni mi sono abituata e con i mesi ho imparato a trovare i miei punti di riferimento. 

IN COSA CONSISTEVA IL TUO LAVORO DA CIVILISTA?

Mi sono occupata di gestire il dipartimento della logistica e fornire assistenza nella scrittura di progetti e ai capi progetti in maniera generale.
Per quanto riguarda la logistica, ho dovuto imparare tutto da zero. Non mi ero mai occupata di acquisti, procedure di acquisto, gestione di parco macchine ecc. Quindi all’inizio è stata molto dura, perché dovevo gestire un team di persone che ne sapeva più di me e che mi vedeva come l’ultima arrivata. Per fortuna si sono dimostrati tutti molto pazienti e disponibili e abbiamo stretto legami di grande amicizia che continuano anche oggi. 

COME VENGONO VISTI I VOLONTARI DALLA POPOLAZIONE LOCALE?

Bisogna dire che gli Ivoriani sono una popolazione apertissima e veramente molto socievole. Non ho mai percepito astio nei miei confronti o nei confronti di altri colleghi espatriati. Chiaramente per strada tutti ti chiamano “la blanche” e spesso si passa per francesi (venendo interpellati con un tono un pò dispregiativo) ma non veniamo visti come interferenza

ragazzo Ivoriano che lavora al telaio

COSA CONSIGLIERESTI A CHI COME TE VUOLE DIVENTARE VOLONTARIO IN AFRICA?

A chi è alle prime armi e non ha ancora fatto la sua prima missione sul campo, consiglio di avere pazienza e non lasciarsi sfuggire occasioni come servizio civile, corpi civili di pace, UNvolunteers ecc. Spesso l’inizio è molto duro perché la domanda è alta rispetto all’offerta. Per di più ora si cercano profili sempre più specializzati. Dipende molto da che carriera si vuole intraprendere, comunque il mio consiglio è di avere tanta pazienza e determinazione. 

COSA TI PORTI NEL CUORE DI QUESTA ESPERIENZA?

La Costa d’Avorio è ormai la mia seconda casa. Ho creato dei legami con colleghi e amici molto difficili da spiegare, e mi sono creata una famiglia allargata che rimarrà sempre nel mio cuore. Oltre a questo, sicuramente i paesaggi magnifici che questo paese può offrire, dall’oceano in tempesta alle montagne silenziose. I tramonti sulla laguna. la musica ivoriana (lo zougoulou e il coupe décalé). I sapori, la carne di montone cucinata al mattatoio, le zuppe super piccanti, l’attieke (cous cous di manioca che accompagna quasi tutti i piatti) e il foutu (una specie di polenta di banana plantain e manioca), il pesce appena pescato e arrostito e i kili di poulet braise comprato per strada. Ovviamente, gli scambi di opinioni e le discussioni con i locali, sempre utili per scoprire un po’ di più di una cultura così diversa. E infine, i sorrisi di tutte le persone che ho incontrato. È stata un’esperienza bellissima e totalizzante, un trampolino di lancio per quella che vorrei fosse la mia carriera futura. 

spiaggia della Costa DAvorio

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