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Volontariato Con Animali: Come Riconoscere I Falsi Santuari

Volontariato con animali: come riconoscere i falsi santuari

Intervista all'etologa Chiara Grasso

Chi ama gli animali spesso non vede l’ora di mettere le mani in pasta e dare un contributo reale alla tutela e conservazione di specie in pericolo. In tutto il mondo ci sono molte opportunità di viaggi di volontariato con animali: dagli elefanti in Africa, ai panda in Asia, ai Koala in Australia.

Ma quali di queste sono esperienze di vera conservazione? E quali invece sono trappole turistiche che vanno ad arrecare un ulteriore danno ad animali già maltrattati?

A questo proposito ho intervistato Chiara Grasso, etologa italiana che si occupa giornalmente di divulgare informazioni utili su educazione ambientale e turismo etico. Ma che, soprattutto, ha vissuto la trappola dei falsi santuari sulla propria pelle e che proprio per questo può insegnarci come evitarla.

Voglio dedicare questo articolo a chi ha appena concluso gli studi, oppure sta ancora studiando per diventare zoologo, biologo o veterinario e sente il bisogno di fare un’esperienza vera, di aiuto.

Ecco i consigli di Chiara per riconoscere i falsi santuari:

Cosa sono i falsi santuari?

Si usa il termine “falso santuario” per indicare tutte quelle strutture che si “vendono” alle persone per quello che non sono. Spesso i centri turistici utilizzano gli animali semplicemente per il loro business, senza preoccuparsi realmente per la conservazione delle specie e per il benessere del singolo individuo recuperato (o peggio allevato solamente per scopi ricreativi).
In breve dobbiamo fare attenzione agli approcci “hands on” in cui ai turisti o ai volontari viene permessa l’interazione di qualsiasi tipo con gli animali selvatici (alimentazione, carezze, lavaggi, cavalcare, foto ecc…). Anche nel caso ci siano individui che abbiano bisogno di cure veterinarie quotidiane, queste non possono essere affidate a persone inesperte, turisti e volontari che saranno lì per poco tempo. Facciamo attenzione quindi a non collaborare con una struttura che specula sulla pelle degli animali ospitati e che non si preoccupa abbastanza del loro benessere. Diffidiamo dalle strutture che ci permettono di toccare gli animali selvatici e/o che hanno molti cuccioli e piccoli: c’è evidentemente qualcosa che non va!

Sebbene un animale non possa essere liberato in Natura, l’interazione con l’essere umano è un comportamento innaturale che non fa parte del suo repertorio comportamentale e che pertanto è considerato abuso.

Perché l’interazione fra uomo e animali selvatici è così sbagliata?

La domanda che semplicemente, dobbiamo farci è: se quell’animale fosse libero in Natura, libero dal contatto con l’uomo, dal ricatto alimentare, libero dall’imprinting sull’uomo, si farebbe accarezzare e coccolare da noi? La risposta è no. Nessun leoncino si farebbe sbaciucchiare, nessun pappagallo si poserebbe sulla nostra spalla, nessun elefante si farebbe lavare.

Un animale selvatico non è “programmato” per interagire con l’Uomo a livello genetico ed evolutivo, nemmeno dopo anni e generazioni in cattività. Un individuo appartenente ad una specie selvatica che viene addomesticato potrà avere un comportamento alterato, ma la sua Natura (la sua selvaticità), no. Si tratta di animali la cui specie non si è co-evoluta con l’Uomo, come nel caso del cane, del cavallo e del gatto, che sono migliaia di anni che ci camminano a fianco.

Nel repertorio comportamentale specie specifico di un animale selvatico non compare mai nessun tipo di relazione o interazione con l’essere umano. Questa è un’azione innaturale e pertanto considerata non opportuna per il benessere dell’individuo.

Ci sono infiniti casi in cui un animale orfano o ferito (sempre che lo sia) può essere recuperato senza per forza tenerlo al guinzaglio, dargli bacini e privarlo della sua selvaticità naturale.

Ricordate:

  • Gli animali selvatici sono vettori di zoonosi (malattie infettive) anche mortali, per cui potenzialmente pericolosi per l’Uomo.
  • Anche l’Uomo può attaccare malattie mortali agli animali selvatici, come nel caso dell’Herpes virus.
  • Non è educativo per i bambiniinteragire con gli animali selvatici. Dovremmo educare al rispetto del limitenon alla supremazia e al controllo dell’animale con il pretesto di “avvicinarci alla Natura”.
  • In molti contesti, l’interazione e la vicinanza con l’Uomo può essere causa di stress per gli animali selvatici (anche addomesticati).

 

Come riconoscere i falsi santuari?

Semplice:
1) Vi fanno interagire con gli animali selvatici.

In qualsiasi modo: alimentarli, lavarli, coccolarli, cavalcarli, allattarli, portarli a passeggio. Qualsiasi interazione con l’animale selvatico è una forma di abuso. Quale elefante deciderebbe di farsi accerchiare da turisti/volontari e farsi grattare la proboscide, calciare acqua addosso e baciargli la testa? A voi farebbe piacere essere circondati da turisti sconosciuti che vi abbracciano? (eppure conoscete il significato di un abbraccio). Cosa ne sa un elefante, un delfino, una scimmia?

2) Ci sono molti cuccioli.

La presenza di tanti piccoli è un indicatore di truffa. Come fa un santuario a rimanere in piedi e continuare a guadagnare? Avendo sempre animali che attirano persone. E questi sono i cuccioli. Invece di salvarli, li strappano alle mamme. Li allevano e li spacciano per orfani.

 

C’è qualche associazione di conservazione animale che tu ritieni affidabile e che consiglieresti per un’esperienza di volontariato (ad esempio in Africa o Thailandia)?

In Thailandia l’unica etica con gli elefanti è Chang Chill,  in cui gli elefanti sono davvero rispettati, senza interazione con i turisti di nessun tipo. In Sudafrica esistono Monkeyland per le scimmie, Birds of Eden per gli uccelli, Jukani e Panthera Africa per i felini. Scegliete le strutture che non prevedano nessun tipo di contatto tra uomo e animali selvatici e in cui il vostro contributo è davvero importante.
Qui, trovate i consigli pratici che abbiamo scritto noi di Eticoscienza.

 

C’è un collegamento tra falso volontariato e caccia?

falsi santuari leoni africa

8000 leoni vivono in cattività, solo in Sudafrica, per il terribile business dei falsi santuari. Questi leoni vengono fatti nascere, vengono allevati, vengono abituati all’uomo, vengono spacciati per orfani e fatti allattare da turisti e volontari che spendono migliaia di dollari per poterli coccolare. Una volta giovani, dal biberon si passa alle camminate. Ecco il business dei finti santuari che promuovono i lion walk: camminate con i leoni per ingenui turisti che credono che questo serva all’animale, forse dimenticandosi della vera Natura del leone e lasciandosi ammaliare da racconti che però, niente hanno a che vedere con la conservazione. Le leonesse vengono usate per la riproduzione e poi quando non servono più, insieme agli individui maschi, vengono portati nelle riserve private. E qui il cerchio si chiude: ricchi turisti da tutto il mondo arrivano e pagano per uccidere i leoni e portarsi a casa i trofeiQuesta caccia è conosciuta con il nome di Canned Hunt”: dal biberon al fucile. 

Cosa vorresti dire ai futuri volontari?

State attenti! Anche io per prima ho sbagliato 5 anni fa. Sono stata vittima e carnefice di un turismo fatto sulla pelle di animali innocenti. 

Per colpa mia è morta una scimmia probabilmente. Perché le avevo attaccato un herpes, e nessuno mi aveva detto nulla. Ho visto cuccioli di ghepardo strappati alla madre che oggi vengono spacciati per orfani per essere coccolati dalle persone. Poi mi sono laureata in comportamento animale, ho continuato a fare esperienze, mi sono informata, ho studiato e oggi mi occupo di divulgazione.

Guardate il mio TEDx su questo tema.

State attenti! Abbiate senso critico.

Grazie Chiara per le tue risposte e disponibilità. Spero che questo articolo possa essere d’aiuto a voi aspiranti volontari.

Se avete altre domande sull’argomento o volete raccontare di una vostra esperienza in un santuario lasciate un commento qui sotto.

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